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Roma 07/05/2026
Oggi al Villino Douhet, il Gen Aurelio Colagrande stato intervistato dal Gen Giovanni Fantuzzi, Presidente del CESMA (Centro Studi Militari Aerospaziali) e dal Dott. Antonio Picasso, Giornalista del Riformista

La trasformazione della NATO non è più un processo teorico, ma una corsa contro il tempo. “Le tecnologie sul campo evolvono in settimane, mentre i cicli tradizionali di acquisizione durano anni: è questa la sfida”, sintetizza il generale Aurelio Colagrande, Deputy Supreme Allied Commander for Transformation (ACT), intervenendo al CESMA.

Il cuore della sua analisi è semplice quanto dirompente: l’Alleanza deve conciliare una pianificazione politico-militare di lungo periodo con la necessità di risposte immediate.

Dalla pianificazione alla sperimentazione

Il comando ACT, spiega Colagrande, ha il compito di garantire che la NATO mantenga capacità di deterrenza e difesa nel medio termine, “tra i 5 e i 19 anni” . Tradizionalmente questo avviene attraverso il NATO Defence Planning Process (NDPP), un ciclo politico-militare quadriennale che definisce obiettivi, requisiti operativi e target capacitivo per le nazioni.

Ma oggi questo non basta più.

“Negli ultimi anni siamo passati da un approccio basato sull’analisi a uno centrato sulla sperimentazione operativa”, sottolinea il generale . L’obiettivo è ridurre drasticamente il tempo tra identificazione del bisogno e impiego sul campo.

La lezione dell’Ucraina: innovazione continua

Il conflitto russo-ucraino ha accelerato tutto. Secondo Colagrande, oggi “il ciclo di evoluzione dei sistemi d’arma è nell’arco delle settimane” .

Questo ha imposto una revisione profonda del modello NATO: non è più sostenibile contrastare minacce a basso costo — come droni economici — con sistemi da milioni di euro.

Da qui nascono programmi sperimentali come:

  • LCI-X (Layered Counter UAS initiative, dove X sta per Experimentation) per il contrasto ai droni
  • TFX  CentMed (Task Force X Central Mediterranean) per l’integrazione multidominio
  • l’uso operativo di tecnologie già disponibili sul mercato

Esperimenti condotti “in scenari realistici” servono a validare rapidamente soluzioni interoperabili tra alleati e industria .

L’“innovation engine” della NATO

ACT si definisce oggi un vero e proprio motore dell’innovazione. Non solo analisi, ma integrazione tra:

  • forze armate
  • industria privata
  • accademia
  • partner internazionali

Un esempio emblematico è il programma SIMBAD, che utilizza centinaia di satelliti commerciali per fornire intelligence in tempo reale sul fianco orientale dell’Alleanza .

Il nodo politico: pianificazione vs velocità

Resta però una tensione strutturale: come conciliare un sistema di pianificazione a 19 anni con tecnologie che cambiano in mesi?

Colagrande riconosce il problema:

“Il processo NDPP è fondamentale per l’impegno politico delle nazioni, ma non risolve i gap nel breve termine, tra 1 e 5 anni” .

La soluzione non è abolire il sistema, ma affiancarlo con strumenti più agili:

  • sperimentazioni rapide
  • marketplace con l’industria
  • acquisizione di servizi, non solo piattaforme

Industria e sicurezza: la nuova frontiera

Il ruolo dei privati è destinato a crescere. Ma questo apre una questione cruciale: la sicurezza.

La risposta NATO si basa su due principi:

  1. Selezione rigorosa dei fornitori
  2. Ridondanza delle capacità

“Non possiamo dipendere da un singolo attore: la resilienza nasce dalla molteplicità delle fonti”, spiega Colagrande .

Europa più protagonista

Sul piano strategico, emerge anche un riequilibrio interno all’Alleanza. Gli Stati Uniti restano centrali, ma è “necessario che Europa e Canada assumano maggiori responsabilità”, anche in termini di spesa per la difesa .

Non si tratta di un disimpegno americano, ma di una redistribuzione degli oneri.

La guerra multidominio è già realtà

Il futuro — anzi il presente — è quello delle operazioni multidominio: integrazione simultanea di terra, aria, mare, spazio, cyber e dimensione cognitiva.

Secondo Colagrande, alcune operazioni recenti dimostrano che questo paradigma è già operativo: “Abbiamo visto esempi concreti di integrazione tra sistemi navali, aerei e terrestri” .

Il messaggio finale

La conclusione è netta: la NATO resta coesa sul piano militare, ma deve cambiare profondamente per restare credibile.

“La trasformazione deve avvenire alla velocità della luce”, è il mantra del comando ACT .

Perché il vero rischio non è la mancanza di capacità, ma la lentezza nell’adattarsi a un campo di battaglia che cambia ogni settimana.